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Patrice Chéreau presenta La douleur al teatro Palladium

douleur.jpg La grande letteratura e il teatro francese inaugurano la stagione 2010 del Palladium: il 16 e il 17 gennaio Patrice Chéreau, con la complicità di Thierry Thieû Niang, porta in scena La douleur di Marguerite Duras, uno dei testi più sconcertanti della letteratura del dopoguerra. Interprete del monologo è la straordinaria Dominique Blanc, che fa risuonare la semplicità e la profonda intensità della scrittura di Duras.

La douleur è il diario al quale Marguerite Duras consegna la sua vita dopo la Liberazione di Parigi, nell’attesa del ritorno di suo marito, deportato in un campo di prigionia tedesco. Lucida, sconvolta, disperata, sullo sfondo della guerra mondiale Duras si attacca al filo di un diario, ispirata da tutto quello che vede e vive: La douleur è il racconto autobiografico della vergogna di essere in vita aspettando il ritorno di Robert, suo marito; è il calendario dell’assenza subìta, dell’attesa carica di minacce, della paura schiacciante, della disperazione. Nella primavera della Liberazione, in quel lontano 25 aprile, Duras non sa se Robert è ancora vivo: errando in una città tramortita, correndo di ufficio in ufficio, maledicendo il telefono, non mangiando più, non dormendo più, aspetta, cerca la speranza nel pur minimo segno. La guerra continua dentro di lei, mentre tutto attorno si scioglie la gioia della Liberazione. Tanti prigionieri faranno ritorno e alla fine ritornerà anche Robert, in un corpo dove la vita sembra non avere più peso.

Insieme a una delle attrici con cui ha lavorato più spesso e con grande intensità, Chéreau si confronta con un testo terribile per ricordare un periodo impensabile, di cui abbiamo perso la memoria, per ricordare il “ritorno incredibile dell’uomo da cui Marguerite Duras si è separata e che lei ama, l’orrore dell’attesa, lo splendore della sua resurrezione – che è anche un po’ opera di lei. La speranza folle. Per trasmettere tutto questo umilmente agli spettatori”.

Dominique Blanc ha debuttato in teatro nel 1981 diretta da Patrice Chéreau in Peer Gynt. E’ l’inizio di un lungo sodalizio artistico. Per il palcoscenico, ha lavorato inoltre con Luc Bondy, Jean-Pierre Vincent, Antoine Vitez e Déborah Warner in Une maison de poupée, spettcolo per il quale ha vinto il premio Molière nel 1998. Pur non abbandonando mai il teatro, Blanc ha lavorato per la televisione e per il cinema, dove è apparsa per la prima volta in La Femme de ma vie (1986) di Régis Wargnier in un commovente ruolo da protagonista, rivelando al grande pubblico i suoi grandi occhi tristi e la sua bellezza, che sembra uscita da un film muto degli anni Venti. La sua carriera cinematografica è stata coronata da quattro Premi César tra cui quelli per Milou en mai di Louis Malle (1989) e Indochine (1991) di Wargnier. Ha girato, inoltre, Plaisir d’amour (1990) di Nelly Kaplan, L’Affût (1991) di Yannick Bellon, Faut-il aimer Mathilde? (1993) di Edwin Baily e La Reine Margot (1993) di Chéreau. I suoi personaggi sono spesso distanti tra loro, tuttavia Blanc rivela una predilezione per le donne semplici alle prese con la realtà quotidiana, come il suo ruolo in Le Lait de la tendresse humaine (2001) di Dominique Cabrera, dove interpretava una vicina benevola, e in Le Pornographe (2001) di Bertrand Bonello dove incarnava la moglie scialba e materna di Jean-Pierre Léaud.
Nato nel 1944, Patrice Chéreau trascorre la sua infanzia a Parigi con i genitori, entrambi pittori, che gli trasmettono il gusto per l’arte. Nel 1966 prende la direzione del Théâtre de Sartrouville dove allestisce spettacoli dalle forti implicazioni politiche. Dopo aver guadagnato una reputazione internazionale, mettendo in scena i più grandi autori classici, nel 1974 debutta al cinema con La Chair de l’orchidée. Dal 1983 dirige per otto anni il Théâtre des Amandiers a Nanterre. Fra teatralità e realismo, tutti i suoi film riflettono la personalità del regista, ma anche un’intensità di relazioni che sempre si riscontra nel suo lavoro. E’ nel 1994, con La Reine Margot (con Isabelle Adjani, Daniel Auteuil e Jean-Hugues Anglade), che raggiunge un ampio successo di pubblico. Torna in seguito a pellicole più intimiste come Ceux qui m’aiment prendront le train (1998), Intimité  (2001), Son frère- vincitore dell’ Orso d’argento a Berlino nel 2003- o ancora Gabrielle (con Isabelle Huppert), selezionato al Festival di Venezia nel 2005. Lo stesso anno, Chéreau propone una versione molto personale del Così fan tutte di Mozart. Sempre per il teatro d’opera, mette in scena Da una casa di morti di Janácek e Tristano e Isotta. Il suo ultimo film, Persécution, ha debuttato nelle sale cinematografiche lo scorso dicembre.